Considerazioni sul partito dopo l’esito delle elezioni regionali
di Carlo del Circolo Bianchini
L’introduzione, della riflessione è la traccia che il compagno Luciano, ci ha dato con e-mail collettivo, invitandoci, a dire la nostra.
io provo con la speranza che il blog della bianchini, sia più partecipato del solito, perché se funzionasse, potrebbe essere una cassa di risonanza, che dovrebbe andare oltre il circolo, per essere lanciato il blog, dovrebbe avere una spinta iniziale solida che può essere impressa solo ed a condizione che tutto il circolo o buona parte partecipa, intanto come forum libero , non personale ed esclusivo dove nessuno sarà censurato, come spesso succede andando per blog sulla rete, e tutti potranno portare il proprio contributo, a capire meglio la situazione attuale e quale prospettiva c’è nel futuro di questo partito e se un futuro c’è l’ha questo partito, perché avvitati come siamo tra continui cambiamenti di contenitori, e di orizzonti , e senza , un nuovo Manifesto politico, che ci chiarisce, che cosa vuol dire essere comunisti nel ventunesimo secolo, e quali compiti ci aspettano, e con quale strumenti vogliamo realizzarli, sarà difficile che nei prossimo anni esisteremo ancora come partito, dentro la società e dentro le istituzioni. Ci servono tutte le intelligenze che sicuramente abbiamo e tutta la generosità che la nostra gente è capace e disponibile a dare
1)!come percepiscono il partito i compagni iscritti” io credo che ci sono due categorie di compagni,quelli che seguono , ed hanno sempre seguito la “linea” che sono amareggiati ed avvertano un senso di impotenza e di sconforto, per la sfortuna maledetta del nostro partito, hanno qualche incertezza su qualche dirigente, ma nella sostanza credono che la fortuna prima o poi tornerà, questi compagni credono che a sbagliare siano sempre gli altri e che noi siamo stati semplicemente abbandonati da Dio e dal fato. Ci sono altri(un discreto zoccolo duro) che sono sempre diffidenti di tutto e su tutto, sanno benissimo che sicuramente il muro di berlino cadendo ha prodotto tante macerie,ma sanno anche che di macerie ne hanno prodotto altrettanto questi dirigenti che cresciuti sull’onda lunga del vento del est, continuano a dire una cosa e farne un’altra , dicono, basta alla casta e poi derogano dallo statuto per andare a cercare qualche poltrona a qualcuno, dicono di essere parte integrante del movimento “NO TAV” ma si alleano, con la signora “SI TAV” , e poi si meravigliano che non ci votano, dicono che sono comunisti e si alleano con la BONINO, che è una anticomunista dichiarata, parlano di questione morale e si alleano con Bassolino e Loiero, lanciano slogan dove invitano il partito a tenere su la testa, ma poi la abbassano loro genuflettendosi a Milano ai piedi di Penati che non li vuole, dicono mai con l’UDC e poi si alleano, in Puglia hanno portato acqua solo al mulino di Vendola senza prendere un solo eletto, e potrei continuare per delle ore , in sostanza. Siamo allo sbando perché i dirigenti attuali a tutti i livelli, non hanno un orizzonte dove andare a parare, se no come si spiega il fatto, che con la scusa che dobbiamo superare il quorum ci dobbiamo alleare con cani e porci? Questa litania (che il sistema elettorale ci impone di allearci), c’è la cantano assieme ai dirigenti anche gli iscritti del primo gruppo, “sempre in linea”.
Come si fa a non porsi le domande; ma questi signori, davvero vogliono cambiare la società o vogliono solo cambiare il loro status sociale? Se vogliono cambiare la società devono avere o no all’orizzonte il superamento del 4%, un partito che vuole cambiare lo stato di cose esistente, può avere paura di non superare il quorum? e se pensano di non superare il quorum con quali strumenti vogliono cambiare la società alleandosi con l’UDC?.
2) “come ci vedono gli altri” io penso che gli altri ci vedono come siamo , insignificanti , inutili e uguale agli altri, perché votarci se possono votare l’originale?.
3) “quale prospettiva per il futuro”, io credo che la situazione è matura nella società per un cambiamento, i frutti sono maturi solo che non c’è nessuno all’orizzonte che sa scrollare l’albero, se un movimento come quello di un comico, in Toscana raccoglie quasi 8% ed in Piemonte il 4% di media con punte del 30% a Bussoleno ed in val Susa, qualcosa vuol dire, in Liguria ci siamo salvati perche , per adesso non c’era la lista , ma alle prossime elezioni ci saranno e o noi saremo pronti o scompariremo. Questa gente non importa se è di destra o di sinistra , ma viene percepita come credibile e coerente, sono persone che vivono,(gli eletti) con 1.400,oo € al mese il resto alla organizzazione, hanno promesso (e lo faranno) che tutte le sedute importanti saranno filmate e messi in rete, se lo faranno sarà una rivoluzione, e potranno veder chi sta con chi, fa impressione vedere come ho visto io Sul Primo canale, Marco Nesci difendere Montaldo, sulla sanità, e poi ci lamentiamo che abbiamo perso.
Mi fermo qui perché sono stato già molto pesante, sperando che altri compagni continuano su altre questioni più importanti e paradossali, la situazione ligure e altro.
Carlo della Bianchini
12 Aprile 2010
Commenti
Commentato da carlo circolo bianchini
Data 17 Aprile 2010 alle 16:05
bellissimo intervento , condivisibile in toto.
Interessanti gli spunti del che fare, dell’ultima parte.
Commentato da Maurizio
Data 17 Aprile 2010 alle 23:51
Credo che se vogliamo mettere insieme le varie realtà antagoniste, sia necessario un processo che parta dalla base, se ancora c’è, e che dia vita a un movimento d’opinione e d’azione politica netto e senza possibili contraddizioni. Con questo vorrei dire che dobbiamo demolire il fallimentare esempio di federazione a sinistra e a domandarci : Ma il PdCI cosa ha in comune con noi? Ha i rappresentanti politici più attaccati alle poltrone che io abbia mai visto. Un aggregato di YESMEN impresentabile.
Saluti comunisti
Maurizio Natale
Commentato da Luciano della Bianchini
Data 18 Aprile 2010 alle 17:24
Accolgo l’appello di Carlo ad esprimersi sulle regionali. Invito tutti i compagni a fare uno sforzo analogo.
Mi sembra che il risultato sia stato complessivamente modesto. Sottolineo alcuni aspetti che mi appaiono evidenti ma non tento alcuna sintesi.
- partito fondamentalmente anziano;
- partito privo di un leader carismatico nel momento in cui il leaderismo è elemento importante nella politica italiana;
- partito con poca penetrazione nella classe operaia;
- partito formato essenzialmente da pensionati, lavoratori del pubblico impiego, lavoratori delle municipalizzate;
- partito non in grado di orientare né di ascoltare la popolazione;
- partito non in grado di esprimere compiutamente un proprio disegno strategico ma solamente un momento tattico di unione antiberlusconi;
- degenerazione dell’apparato burocratico, in particolare dei compagni istituzionali che sfuggono completamente a ogni controllo da parte del partito;
- degenerazione personalistica della campagna elettorale con successivi scontri personali;
- battaglie fra candidati non sulla base di istanze politiche ma elettorali;
- divergenza di opinioni fra i nostri rappresentanti nella federazione della sinistra;
Parlando con molte persone tradizionalmente di sinistra riscontro le seguenti opinioni ricorrenti:
- estrema difficoltà a capire chi siamo, quali sono state le nostre traversie interne;
- atteggiamento diffidente verso gli immigrati per motivi di sicurezza ma anche di competizione; settori del nostro elettorato si spostano verso la Lega;
inoltre rilevo:
- atteggiamento di difficoltà ad accettare la nostra ostilità verso ogni proposta di opera pubblica importante;
- non abbiamo ancora superato la perdita di credibilità per la spazzatura a Napoli;
- sfiducia nella politica in quanto tale e in particolare nei partiti tradizionali e nei politici di professione;
- viene a mancare completamente la concepibilità stessa di una possibile alternativa di sistema.
Rimane per alcuni il richiamo del simbolo, ormai visto non in termini propositivi ma di contrapposizione politica; si tratta comunque per lo più di persone di una certa età e che comunque ci avrebbero giudicato negativamente nel caso non ci fossimo alleati a Burlando e avessimo fatto vincere la parte avversa. Tra i giovani operai siamo praticamente assenti, non sconosciuti ma ritenuti ormai superati, con parole d’ordine utopistiche e prive di significato.
Ho l’impressione che l’apparato burocratico abbia compreso la nostra incapacità a farci protagonisti delle lotte sociali ma che veda in questa piccola riserva di nostalgici della falce e martello, nostalgia alla quale non viene di norma associata alcuna considerazione su una società socialista ma al massimo una difesa generica dei ceti più deboli, un serbatoio dal quale attingere voti per eleggere alcuni compagni istituzionali sempre però ben collocati all’interno ad un’alleanza che garantisca l’elezione.
Ma anche supponendo buona fede da parte di tutti vedo convivere due esigenze difficilmente conciliabili:
- da un lato l’esigenza di non respingere l’alleanza con il PD almeno a livello locale per non favorire la destra. Ciò si accompagna a un giudizio fondamentalmente favorevole dell’azione delle giunte di centrosinistra;
- dall’altra la tendenza al rifiuto dell’alleanza col PD anche a livello locale perché considerato una forza perfettamente integrata nel sistema capitalistico anche se con un elettorato più popolare; ciò ci consentirebbe di intervenire in maniera più credibile dove si verificassero momenti di scontro con le scelte della pubblica amministrazione;
La prima valutazione ci espone a tutti i compromessi di un’alleanza con forze sostanzialmente borghesi e conservatrici comprese le grandi opere; inoltre non ci consente di essere percepiti come alternativi al sistema dei partiti dalla componente antipartito dell’elettorato. Potrebbe forse essere possibile giocare un ruolo di stimolo, di pungolo, come l’ala radicale di un movimento che tende ad assumere la direzione dell’alleanza, come vogliono proporsi, nei rispettivi ambiti, la Lega e anche Vendola, ma mancano la disciplina di partito e le personalità necessarie. Questo atteggiamento può al massimo consentirci di raccogliere una parte dei consensi di ex elettori del PCI che altrimenti potrebbero scegliere per il voto utile o per il non voto inteso come arma per punire i partiti. Inoltre è difficile pensare di passare da una scelta di questo tipo a livello locale a una diversa a livello nazionale (da qui la proposta Ferrero di un blocco antiberlusconiano).
La seconda valutazione richiede un partito di lotta in grado di raccogliere le sfide del territorio. Potrebbe avere un significato se ciò comportasse una tattica di radicamento del conflitto sociale ma questo sembra utopistico vista la composizione sociale e l’età medi di iscritti e militanti.
Il conflitto sociale ha inoltre subito negli ultimi anni un cambiamento di prospettiva globale; è stato ricondotto alle dimensioni di uno scontro quasi soggettivo dove ogni esito complessivo, di sistema, non è neanche immaginabile. A questo punto anche la Lega può muoversi al fianco degli operai per ottenere soluzioni a livello politico locale. E’ in fondo il modo di operare tipico del nostro sindacato e non mette in discussione il sistema.
Francamente non vedo all’orizzonte nessuna crisi non gestibile da un capitalismo temperato da un adeguato sistema di welfare. Penso che saranno gli eventi connessi alla prossima mancanza di alcune materie prime e le riorganizzazioni selvagge a cui il capitalismo sarà costretto a riproporre l’esigenza di un cambiamento in senso egualitario. Non mi sembra dietro l’angolo.
Non ho soluzioni salvifiche da proporre se non quella di concentrare i nostri sforzi verso un completo rinnovamento dei meccanismi interni al partito che faccia pulizia degli arrampicatori politici e lo renda trasparente e proponibile ai pochi giovani che sentono attrazione per la politica intesa come impegno disinteressato.
Luciano della Bianchini
Commentato da Gian Luca Sestri Ponente
Data 18 Aprile 2010 alle 18:21
Luciano propone in grande sintesi un Partito che sappia coniugare la propria guida con i tempi in cui viviamo svecchiando, non solo la testa del Partito, ma anche e soprattutto il corpo dello stesso. Penso sia veramente necessario fare un passo avanti di questo tipo visto che siamo considerati arretrati, ma soprattutto inefficaci. Nell’intervento di Luciano tutto il Partito dovrebbe vedere ciò che bisogna fare per essere più convincenti e non soltanto salmodianti con le vecchie parole d’ordine che oggi non si capiscono più e soprattutto non attecchiscono più sui giovani. Non voglio inserirmi di prepotenza nella discussione che si sta facendo e infatti questo sarà il mio ultimo post, ma leggo nelle cose negative che Luciano ascrive alla politica di Rifondazione uno stimolo per fare in modo che il negativo sia ribaltato in positivo. Abbiamo assistito a una campagna elettorale abbassata al personalismo più bieco, ma bisogna fare attenzione anche al Leaderismo. Il leaderismo sta cercando di svilire il lavoro del Partito e dell’organizzazione. Leader è chi riesce a trasformare il pensiero in realtà. Oggi il partito di sinistra che è riuscito a esprimere un leader riconosciuto è Sinistra Ecologia e Libertà, ma non perché le idee si siano trasformate in realtà….al contrario, Vendola attraverso l’utilizzo della parola ha trasformato la politica in poesia. Pessimo artefatto sia per la politica che per la poesia. Se voglio leggermi poesie prendo Leopardi o Pavese, più vicino a noi; se voglio sentire parlare di politica e voglio leggere politica devo andare sui classici oppure ritornare agli anni ’70. La crisi gestibile dal Capitalismo la stiamo vivendo oggi, il capitalismo sta gestendo in modo egregio il capitale e anche la forza lavoro. Le divergenze devono essere strutturali nell’impostare lotte che siano vicine ai bisogni della gente. Se davanti a una fabbrica faccio volantinaggio dicendo cose che riguardano i lavoratori ma lontane dalla reale soluzione dei problemi mi accorgerò che, non solo non prendono il volantino, ma nel breve periodo inizieranno a non ascoltarmi e andranno dalla Lega che è più brava a raccogliere le istanze del territorio. Compagni, non credo che nel breve termine potremo aspirare a diventare i portavoce dei lavoratori e soprattutto di tutta quella larga schiera di persone che ormai hanno smesso di credere nella politica. Abbiamo bisogno di realizzare al nostro interno la consapevolezza che anni di lavoro sotterraneo di Compagni che non hanno e non avevano prima, intenzione di continuare a lavorare sul e per il territorio ci hanno indebolito tantissimo. Non abbiamo bisogno di un leader che ci regali le sue idee e le metta a disposizione del Partito; abbiamo bisogno di un Partito che sia fucina di idee, che sappia attraverso tutti i Compagni riguadagnare prestigio politico e etico e metta a disposizione dei militanti e degli istituzionali le idee giuste che finalmente riescano a smuovere tutta quella larga fetta di non votanti che oggi è il più grande Partito d’Italia. La finisco dicendo che l’impegno c’è e ci sarà da parte di tutti i Compagni, se riusciremo a restituire un po’ di credibilità al nostro Partito attraverso il suo rafforzamento sul territorio.
Commentato da christian
Data 2 Maggio 2010 alle 21:40
Sia Carlo sia Luciano hanno secondo me centrato il vero problema del nostro Partito: la mancanza di una linea politica chiara e all’altezza dei compiti che la crisi capitalistica ci pone. Alla luce di una serie di sconfitte (politiche,europee e regionali) penso che si debba aprire nel Partito, a tutti i livelli, una discussione vera ( dico vera perchè purtroppo siamo abituati anche a discussioni finte, come Chianciano) in cui approfondire proprio le questioni che Carlo e Luciano pongono. Riguardo al risultato elettorale voglio innanzitutto dire che mi dispiace sentire dirigenti, come Grassi e Olivieri, sostenere che uno dei dati principale è che dove si va da soli si perde. Questo tipo di lettura del risultato evidenzia il tentativo da parte di questi compagni di avvalorare la tesi secondo cui il PRC non è autosufficente. La cosa più grave è che dirigenti così importanti non tengano conto di 17 anni di complicità con il sistema Bassolino in Campania e di come in Lombardia abbiamo pregato in ginocchio Penati ad accoglierci in coalizione. Un po dionestà intellettuale ogni tanto non farebbe male! Secondo me i dati significativi di queste elezioni, oltre naturalmente allo sfondamento della destra, sono due:
1) Ridimensionamento del voto utile. Il voto utile, che è esistito ed esiste ancora, si è molto ridimensionato in favore dell’astensionismo e dei “Grillini”. Questo secondo me vuol dire che c’è una larga fascia di società che sostiene chi si presenta come alternativo al centrodestra e al centrosinistra. Lo dimostra il risultato dei Grillini (4% in Piemonte, 7% in Emilia).
2) E’ fallita, ancora una volta dopo l’Unione, l’ipotesi del Partito di lotta e di governo. Il Piemonte ne è l’esempio, dove pretendevamo di stare con i SI TAV e i NO TAV contemporaneamente, siamo stati puniti e sono stati premiati i Grillini per la loro “alternatività” con percentuali del 30% in diversi comuni come Bussoleno e Susa. Questo dimostra che c’è tanta gente che vuole una forza politica alternativa, credibile e coerente. In Liguria perdiamo 4000 voti, diperderà forse dal fatto che in tanti ci assimilano al sistema di potere di Burlando??
Una discussione credo che dovremmo aprirla anche sulla Federazione della Sinistra. Per dirvi cosa penso utilizzo le parole del nostro segretario regionale al cpf di Genova il mese scorso:
la FdS serviva per ottenere il miglior risultato possibile, la FdS è morta se non ci si accorda col PdCI sugli assessori. Questa è la FdS in Liguria, la stessa cosa, a volte anche peggio, è in altre zone d’Italia. Io penso che la FdS non sia altro che un salvagente al quale diversi gruppi dirigenti falliti e singoli trombati si aggrappano per continuare a galleggiare nel mare della politica. Nessuna discussione dal basso, nessuna piattaforma politica realmente condivisa (vedi Gronda e Terzo valico in Liguria), un impianto organizzativo antidemocratico, una linea politica sempre più moderata, questa è la FdS. In autunno ci sarà il congresso della FdS, io chiedo, così come hanno fatto i compagni di FalceMartello all’ultimo CPN, che prima del congresso della FdS si faccia il congresso del PRC, la parola deve tornare agli iscritti.
Data la situazione del Partito Genovese spero che al più presto si apra una discussione (come ho chiesto anche all’ultimo cpr per il partito regionale), che coinvolga tutti gli iscritti sulle regole che ci vogliamo dare e sulla line politica che il partito dovrà avere nel prossimo periodo.



Commentato da Gian Luca Sestri Ponente
Data 17 Aprile 2010 alle 13:31
Voglio rispondere pubblicamente per non determinare una ulteriore sconfitta da parte di un Compagno che chiede (e giustamente la richiede) partecipazione a un blog e quindi uno strumento che potrebe e dovrebbe essere utilizzato al meglio per parlarsi e confrontarsi.
Carlo si sofferma su temi e domande fondamentali per il prosieguo di una discussione franca, ma che deve portare da qualche parte, altrimenti saremo sempre visti come i soliti “parolai” senza orizzonte politico riconoscibile.
Non mi soffermerei come prima tua domanda su come i Compagni iscritti percepiscono il Partito, perché sono proprio loro che lo hanno costruito e lo stanno costruendo. Mi chiederei come siamo visti all’esterno dei vari Comitati Politici per prima cosa. Una risposta la dai e credo sia quella giusta, ma poi dobbiamo anche proporre qualche cosa per cambiare, altrmenti mettiamo alla luce solo i problemi senza dare soluzioni percorribili.
Facendo una riflessione parallela alla tua, credo che all’interno del Partito esistano Compagni che come dici tu hanno una linea che è dettata dal Nazionale, ma esistano invece molti Compagni che manifestano sempre una propensione all’isolamento politico e organizzativo.
Abbiamo necessariamente isogno di entrambe le parti politiche, abbiamo la necessità di confronto, un confronto che non può però sempre paralizzarsi sullo stare dentro oppure sullo stare fuori da questa o quella giunta.
Se guardiamo al di fuori si Rifondazione vediamo un panorama di Partiti che si riferiscono al Comunismo, che vorrebbero riferirsi soltanto al mondo del lavoro (vedi PCL) ma che il mondo del lavoro non considera, come tu dici significativi.
Allora la discussione deve essere fatta all’interno di un processo di verifica delle prospettive politiche del nostro Partito e di quello che potrebbe essere, ma non lo è stato ancora la Federazione della Sinistra perché percepita come assemblamento politicista di due realtà come Rifondazione e PDCI. Tutto questo non può essere riassunto nel “il progetto della Federazione è un fallimento, è un progetto calato dall’alto”. I progetti sono proposte da definire a valutare sul territorio e soprattutto sui temi dela Politica.
Hai ragione quando dici che la situazione è matura all’interno della società. Io però mi chiedo: di quale società stiamo parlando? Di quella che ha tre macchine a famiglia e proviene da una situazione operaia degli anni ‘70/’80? oppure stiamoparlando di un futuro che non abbiamo ancora sotto mano perché le liquidazioni dei nostri padri hanno lasciato qualche frutto e le stiamo piano piano dilapidando grazie a un governo fascista e una opposizione nullafacente?
Io lavoro in una Cooperativa sociale e il mio stipendio è di €1050 mensili, non ho la possibilità materiale e finaziaria di andare a vievere per i fatti miei, sono all’interno della categoria dei “Bamboccioni”, ma per lo Stato on sono considerabile povero; ma come dovrei considerarmi? Sono nato negli anni settanta e la cultura che mi è stata trasferita è quella della televisione commerciale dove lo stare bene è determinato dalla possibilità di comperarsi i Tegolini del Mulino Bianco e il sabato andare nei vicoli e potermi permettere due birre invece di una soltanto.
Bene allora io dico che è prima di tutto un fattore culturale. La sottocultura falso proletaria degli utlimi ani ci ha regalato perle di saggezza……………..Centroavanti di spicco dei Centri Sociali vestiti da Gucci con ai piedi scarpe di Prada, figli di vvocati che insegnavano come si veste male per sembrare figli di operai , mentre i figli dei cassaintegrati girano con il cellulare da 1000 euro comperato a rate da Mediaworld.
Allora l’analisi deve essere più profonda, deve essere in discontinuità con tutto quello che c’é stato fino a ora….ma chiedo: è possibile che la discontinuità ormai la abbiamo assimilata all’uscita dalle Istituzioni? è possibile che non esista più un Compagno che sia in grado di stare nelle istituzioni, ma che al tempo stesso sia anche in grado di sollevarsi dalla media indifferenza di quelli che gli stanno attorno?
Io non credo sia un problema di linea di Partito (o almeno non solo questo) a determinare uno sfaldamento tra i Compagni. Credo siano soprattutto quei Compagni che della Politica hanno fatto un mestiere facile, ma ben retribuito, a determinare l’inversione della forza politica di Un Partito che doveva essere irreprensibile sulle questioni morali e invece si è omologato alla massa.
Sollevare l’attuale situazione non è semplice, ma fattibile. Ritornare a essere utili non è soltanto fattibile, ma è doveroso da parte di tutti quelli che credono ancora nella Politica e nella via del Comunismo in Italia.
Per quanto riguarda il fenomeno dei Grillini o Movimento Cinque Stelle dico solo che se si parla di coerenza non possiamo fare riferimento a loro.
Nel Lazio e soprattutto in alcuni Municipi a Roma si sono schierati con il PDL e allora la coerenza dove sta? Certo che la Federazione della Sinistra non ha brillato in coerenza ma sono anche dell’idea che in u processo politico avviato nei diversi territori anni indietro no si possa e non si debba cambiare orta improvvisamente; lascianod sottintendere la totale mancanza di coerenza con quello che si è fatto nel passato.
Una rivoluzione sarebbe ad esempio che gli invitati permanenti del CPF a Genova venissero a discutere con i Compagni dei Circoli; una rivoluzione sarebbe riuscire a coordinarsi tra Circoli; una rivoluzione sarebbe riuscire a fare una rivoluzione che non inizi martedì e finisca venerdì sera perché poi il sabato ci sono gli anticipi di campionato e la domenica c’é la partita allo stadio.
Una vera rivoluzione sarebbe smetterla di parlare di singoli Compagni e dedicarsi di più al Partito. Un Partito forte fa il Compagno forte, ma il contrario rende debole anche un Partito forte.
Saluti Comunisti