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MOBILITIAMOCI PER DIRE NO AL GARAGE IN VIA FESSIA

Salita dell’Orso è una lunga mattonata che collega corso Sardegna con il santuario della Madonna del Monte.  Si tratta di una “direttissima” pedonale, un tracciato quasi a linea retta che, alternando scalinate a brevi tratti pianeggianti, sale rapidamente a 150 metri slm.  Chi la percorreva nell’immediato dopoguerra si trovava immerso in un ambiente semi agreste, con poche palazzine di modeste dimensioni e moltissimo verde tutto attorno. Alcuni degli appezzamenti limitrofi,  le “ville”, ancora nei primi anni sessanta, erano intensamente coltivati a verdura e frutta.

Tra la seconda metà degli anni cinquanta e i primi anni sessanta la città sale in collina fagocitando tutte il territorio  (qualche residua “villa” resiste tutt’ora nella parte apicale della salita ma qui la città è praticamente finita).  La speculazione edilizia non viene temperata da alcuna visione urbanistica di un qualche respiro: in breve  tutto il territorio si trova ricoperto da colate di cemento e catrame. Nascono dal nulla via Amarena, via Antolini, via  Bellotti, via Ferretto etc.

Da questa orgia edificatrice  rimane miracolosamente illeso un appezzamento di terreno, privato  e recintato, posto fra  via della Zebra, via Fessia e Salita dell’Orso, circa 1500 mq. Deve probabilmente la propria salvezza  al difficoltoso  collegamento con via Biga, attraverso via Fessia. Strada questa di per sé angusta e che conosce un’ulteriore strettoia all’altezza di via Zebra,  dove insiste anche un limite di peso di 10 quintali.   Fino agli anni novanta il terreno viene  in parte attivamente coltivato e in altra parte utilizzato a frutteto. Ultimamente versa  in stato di relativo degrado, disseminato da vasche di eternit, un tempo adibite alla raccolta di acqua per usi irrigui, invaso da rovi in alcuni punti. Restano però numerosi alberi (susini e amareni, grandi fichi, un bel noce, alcuni vecchi ulivi oltre a robinie, sambuchi etc.) e un folto canneto, che esercitano una forte attrazione su numerose specie animali. Nel corso degli anni ho verificato la presenza di merli, tordi, pettirossi, capinere, luì, cincie, fringuelli, passeri, tortore, galletti di marzo, rigogoli, scriccioli, salamandrine dagli occhiali, geotritoni, biacchi, orbettini, luscengole, raganelle, porcospini, persino di un alcune tartarughe greche.

Ora sembra che anche questa piccola oasi sia destinata a  sparire. E’ stato presentata in Comune la richiesta di edificazione di un garage per circa cinquanta auto. Il progetto, all’apparenza non particolarmente invasivo in termini di volumetrie esterne, che non eccedono   la naturale pendenza del terreno, è invece di grande aggressività sul territorio:  prevede infatti  un fronte di scavo di 12 metri per una profondità  di 15 metri.

  E’ chiaro che a questo punto qualche problema nasce tra gli abitanti della zona e non solo fra gli ecologisti. .

Anche  senza  paventare conseguenze catastrofiche quale lo scivolamento di interi strati di roccia, mi sembra praticamente impossibile escludere che una tale costruzione non comporti conseguenze per gli edifici a monte, magari sotto forma di crepe nei muri e nei pavimenti. Mi sembra praticamente impossibile escludere che, in caso di piogge copiose, le acque, anziché raggiungere il rio Fereggiano attraverso i percorsi sotterranei consueti,  non  trovino altre strade interessando gli edifici della sottostante via Zebra (peraltro mi risulta che gli uffici tecnici del Comune non provvedano ad alcuna verifica diretta degli strati di terreno sottostante ma si limitino  ad acquisire la  perizia idrogeologica presentata dalla società richiedente il permesso).

Durante il periodo di costruzione (stimato in tre anni) si renderebbero necessari almeno 7000 transiti di un autocarro Bremach, con enorme impatto acustico sull’ambiente circostante.   Resta inoltre insoluto il problema del  collegamento con via Biga.

Alla fine della storia potremmo trovarci con un ulteriore manufatto che porterebbe, nel cuore di un contesto già con molti problemi, una fonte di rumore e inquinamento a discapito dell’ultima area verde e che costituirebbe motivo di viva preoccupazione per gli abitanti del circondario.  

In seguito a questi  timori alcuni cittadini hanno  dato vita a un comitato spontaneo, il NoGarageFessia, raccolto firme, chiesto e ottenuto un incontro con il Municipio Bassa Valbisagno, ricevute assicurazioni sull’impegno del Municipio.  Purtroppo temo che non sarà sufficiente. Se la questione viene mantenuta al solo livello tecnico una volta verificata la rispondenza del progetto al regolamento edilizio comunale, l’assenza di particolari vincoli, trovato il conforto di una relazione idrogeologica rassicurante è possibilissimo che il Comune dia il suo placet. D’altronde si tratta di un terreno privato e il parere del Municipio non ha carattere vincolante.

Occorre a mio avviso che accanto al piano  delle considerazioni tecniche   venga evidenziato anche l’aspetto politico e questo può farlo in maniera coerente solo   una forza come la nostra, completamente estranea ai giri di poltrone e ai giochi delle convenienze e dei reciprochi favori. Dobbiamo sviluppare un’azione di mobilitazione popolare che metta   in evidenza come l’eventuale concessione edilizia rimane comunque una operazione politica con precisi responsabili  e non il necessario corollario di un corretto iter di verifiche tecniche.    Anche ammettendo  che tutto sulla carta sia perfetto la giunta Vincenzi non deve  ugualmente firmare il permesso a costruire.

  Dopo il crollo di via Dagnino a Pegli (novembre scorso) la signora Vincenzi ha detto: «Basta con i cantieri in collina. Dopo gli scempi fatti in Italia e anche in Liguria e nella nostra città negli anni Sessanta e Settanta, basta con cantieri e il costruire una casa appiccicata all’altra, è un sistema da rivedere profondamente e da abbandonare. Quanto fatto in quegli anni presenta il suo conto, continuerà a presentarlo ogni volta che ci saranno problemi di questo genere» (il Secolo XIX del 22-11—2009).

 Questo è il momento di ricordarglielo e di richiamarla alla coerenza.  Almeno fino a quando non verrà modificato l’articolo 41 della Costituzione ha tutti i mezzi per opporsi.

Credo che il nostro partito debba impegnarsi a fondo su questo problema, sia attraverso l’appoggio al comitato NoGarageFessia, sia anche con iniziative autonome di volantinaggio e coinvolgendo i nostri rappresentanti a tutti i livelli.

 

Per chi non conoscesse la zona consiglio di cercarla su Google Earth, coordinate 44gradi, 24 primi, 53,55 sec. Nord – 8 gradi, 57 primi, 30,35 sec. Est  altezza volo circa 300 mt.

 

Luciano della Bianchini

 




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