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Seminario Partito nei luoghi di lavoro!

Il dipartimento Radicamento sociale organizza una giornata di discussione sul tema del partito nei luoghi di lavoro. Riteniamo importante un approfondimento sul nostro intervento nel conflitto nei luoghi di lavoro, anche per dare continuità alla riflessione avviata con l’importante seminario di Caserta del 7-8 novembre scorso.

Il tema che proponiamo è:

Tra crisi e conflitto: un bilancio ragionato dell’intervento del partito nei luoghi di lavoro

 

Milano Sabato 19 dicembre

 

Ci proponiamo di raccogliere interventi che toccherano l’intervento in una serie di vertenze, alcuni contributi sulla crisi e su esperienze internazionali legate al conflitto per la difesa dell’occupazione e degli stabilimenti, oltre a una riflessione più specifica sul nostro intervento, sull’organizzazione del partito nei luoghi di lavoro (circolo, coordinamento, strumenti per l’intervento operaio), sul rapporto fra intervento di partito, dialettica sindacale e altre forme di intervento.

Stiamo lavorando a comporre una prima lista di interventi, siamo naturalmente interessati alle proposte e alle valutazioni che ciascuno/a di voi vorrà avanzare.

Nei prossimi giorni comunicheremo i dettagli organizzativi.

Per qualsiasi proposta, comunicazione o richiesta potete contattare il dipartimento ai seguenti recapiti

 

alessandro.giardiello@rifondazione.it

claudio.bellotti@rifondazione.it

  

Saluti fraterni

 

Alessandro Giardiello (resp. partito nei luoghi di lavoro)

Claudio Bellotti (resp. dipartimento radicamento sociale)

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Genova dice no a Burlando e all`UDC!

Riportiamo di seguito il testo dell`OdG approvato a maggiranza (13 voti a favore, 11 contrari, 4 astenuti) dal Comitato Politico Federale di Genova del 5 Novembre.

Le vicende politiche di questi ultimi anni hanno dimostrato con tutta evidenza che la strada degli accordi programmatici ha relegato il partito a un ruolo di subalternità rispetto alle forze egemoniche del bipolarismo. Il PD, partito subalterno alle logiche vaticane e asservito ai poteri forti, è un partito a vocazione maggioritaria e di autosufficienza e ciò si è ampiamente manifestato con il richiamo al voto utile alle ultime elezioni politiche e con la votazione della soglia del 4% di sbarramento per le recenti elezioni europee. Per la nostra regione il PD prevede punti programmatici inaccettabili, quali:

Piano Casa (Recente astensione del PRC) Terzo Valico - Gronda -
Finanziamento alla Scuola Privata e agli Oratori
Politiche dei Trasporti

Questione della Sanità
Cementificazione della Costa (Porticcioli) e Privatizzazione del Litorale (pochi accessi al mare e trascurati)
Inceneritore e Politica Energetica (centrale nucleare)

Le linee programmatiche del PD e dei suoi alleati, a livello regionale, divergono radicalmente dalle nostre, e questo non permette di fare alcun accordo politico programmatico.
Il progetto neocentrista del PD va indebolito e smascherato, non rafforzato dandogli il nostro sostegno o i nostri voti, e la mancata partecipazione dei comunisti in un’eventuale giunta di centrosinistra non può essere intesa come elemento di debolezza o di “ritorno a casa”, questo può farlo chi ha fatto e continua a fare della politica il suo mestiere, al contrario ciò deve essere inteso come l’inizio d’una nuova fase storica che si realizza in un nuovo modo di intervenire nel conflitto sociale: non più dalle stanze ovattate dei consigli regionali, degli assessorati o - ancor peggio - dei ministeri, ma a fianco delle lotte operaie, degli studenti, dei precari, dei pensionati, dei disoccupati… Noi pensiamo che l’esasperazione elettoralistica sia ormai una malattia che va aggredita e rimossa, la nostra consistenza elettorale deve essere anzitutto il risultato della nostra capacità di promuovere iniziativa politica, del nostro radicamento sul territorio e della nostra capacità di organizzare il conflitto sociale. Chiediamo pertanto che questo CPF si esprima sui seguenti punti:

1) Nessun accordo possibile con UDC (appoggi esterni compresi).
2) Nessun accordo politico con il PD, neppure nella formula della desistenza o dell’appoggio esterno.
3) Il nostro Partito deve lavorare a un’aggregazione di tutti quei soggetti politici e dell’associazionismo che si riconoscono in un progetto alternativo “Comunista e Anticapitalista”

Il direttivo del Circolo del levante e la maggioranza del direttivo del Centro Storico

Riportiamo inoltre il documento presentato dalla segreteria Provinciale approvato all`unanimità con 23 voti a favore e 6 astenuti. LEGGI IL DOCUMENTO

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CANCELLIAMO LE STRISCE BLU!

Il Partito della Rifondazione Comunista ritiene che l’introduzione della “zona blu” a Marassi (operativa dal primo Settembre 2009 in via Moresco, via Canevari e strade adiacenti) sia la risposta sbagliata alla giusta esigenza di una migliore viabilità in Val Bisagno. Anziché migliorare le condizioni del servizio pubblico, che l’attuale gestione di tipo privatistico di Amt ha di fatto degradato con mezzi poco frequenti, affollatissimi e sporchi, la Giunta Comunale cerca questa scorciatoia che di fatto privatizza una parte della città. Si finge di non sapere che l’uso del mezzo privato è spesso l’unica soluzione per gli anziani che non vogliono sentirsi ghettizzati in quartieri collinari privi di servizi. Si finge di non sapere che esistono intere vie (come via Monterosa) non raggiungibili con i mezzi pubblici. Si finge di non sapere che questo provvedimento creerà un’emergenza parcheggi nelle zone limitrofe, come corso Galliera, già di per se congestionate. Ben altre sono le risposte di cui la Val Bisagno ha bisogno, noi proponiamo:
•    Soluzione del problema della fangovia che ammorba l’aria di vaste zone con le sue esalazioni;
•    Spostamento del carcere;
•    Spostamento del mercato di Corso Sardegna che continua ad essere rimandato di anno in anno per assecondare gli interessi dei grossisti;
•    Creazione di punti di aggregazione pubblici per attività sportive e ricreative;
•    Migliore gestione del traffico in Corso de Stefanis durante i giorni di mercato rionale;
•    Ripubblicizzazione di tutti i servizi pubblici;
La Val Bisagno ha bisogno di un trasporto pubblico efficiente ed economico in grado di raggiungere tutte le vie, magari con zone garantite di parcheggio che consentano l’interscambio fra il mezzo privato e quello pubblico.
La raccolta di firme per l’abolizione della “zona blu” che abbiamo avviato è il primo passo verso una mobilitazione che coinvolga i cittadini e respinga la passività e la rassegnazione a cui purtroppo siamo abituati. Sul piano istituzionale chiederemo la convocazione di un apposito Consiglio di Circoscrizione aperto ai cittadini, se anche questo si dovesse rivelare insufficiente valuteremo altre forme di mobilitazione. Ricordiamoci che questo primo periodo di “zona blu” è sperimentale, solo la lotta dei cittadini può costringere il Comune a fare marcia indietro.

FACCIAMO FALLIRE L’ESPERIMENTO

PER SERVIZI PUBBLICI, GRATUITI E DI QUALITA’!

Si può firmare:

- Ogni Sabato dalle 9 alle 11 davanti al Mercato Comunale

di via Canevari / piazza Romagnosi;

- Dal Lunedì al Venerdì dalle 9 alle 11 nei locali del Circolo

Bianchini del PRC in piazza Romagnosi 3 Canc.

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Linke Linke delle mie brame … chi è il più imbroglione del reame?

di Ramon Mantovani

Direi che l’ottima affermazione della Linke nei tre Lander tedeschi si commenta da sola.
Soprattutto il balzo dal 2,3 al 19,7 nella Saar, che è un Lander della Germania Ovest ma è anche la casa di Oscar Lafontaine, perché, per esempio, in Sassonia la Linke perde il 3 % dei voti attestandosi su un pur lusinghiero 21 %.
Il dato significativo, oltre alla affermazione della Linke, è il crollo della CDU e della SPD, e cioè dei due partiti al governo nella Grande coalizione.
Ma non mi propongo, qui, di commentare oltre questo risultato che, ripeto, secondo me si commenta da solo.
Mi preme prendere in esame alcuni articoli e dichiarazioni apparsi sulla stampa italiana stamane.
Premetto che ho letto solo Liberazione, il Manifesto, Repubblica e Corriere della Sera. Ma credo di averne abbastanza per poter dire delle cose.
Il trofeo della disinformazione, della faziosità e della falsificazione della realtà spetta, come sempre, a Repubblica.
Titolo di Repubblica: “Dopo il trionfo la sinistra avverte la SPD: Costruiamo insieme l’Ulivo tedesco.”
Confesso che, conoscendo i dirigenti e la linea politica della Linke, non ho creduto a questo titolo e mi sono messo a leggere l’articolo di tale a.t. alla ricerca dell’imbroglio.
Ed ecco l’imbroglio, triplo, in tutto il suo splendore:
1) in tutto l’articolo il riferimento all’Ulivo è solo in una citazione del quotidiano Tagesspiegel: “ma la prospettiva di un Ulivo di Prodi alla tedesca, sottolinea sempre il Tagesspiegel, a medio-lungo termine, adesso è una visione, non più un’allucinazione.”
Va beh. Nessun dirigente della Linke ha parlato di Ulivo. Ma quel giornale, il Tagesspiegel, forse è un giornale di sinistra e questo può giustificare il titolo di Repubblica… “la sinistra avverte”.
Macchè! Il Tagesspiegel è un giornale liberale, di orientamento centrista, come recitano diversi siti in internet fra i quali Wikipedia e Presseurop.
Insomma, la Linke non si sogna nemmeno di proporre un Ulivo alla tedesca, anzi. Ma i lettori di Repubblica sono condannati a “sapere” che, invece, questa è la notizia del giorno.
2) c’è un altro piccolo dettaglio di cui ovviamente Repubblica non parla. Si tratta del sistema elettorale tedesco. Proporzionale, senza elezione diretta dei governi e soprattutto tale che i partiti, solo dopo le elezioni, decidono se allearsi per dar vita ad un governo o meno. L’ulivo era una coalizione maggioritaria e proporre una coalizione nel sistema elettorale tedesco è una scemenza totale. Ma siccome a Repubblica il sistema proporzionale non piace (mica sarà che gli elettori possano votare per il partito nel quale si identificano per ideologia e/o per programma) basta sorvolare sul dettaglio ed ecco che improvvisamente il risultato tedesco è un esempio per l’Italia e per confermare l’orientamento di Repubblica.
3) ovviamente Repubblica non si sogna nemmeno di raccontare che cosa è la Linke. Basta dire che è la sinistra unita, che in Italia non c’è. Eppure dalle stesse citazioni di Lafontaine e Bisky si evince che la SPD ha sempre, in tutti questi anni, opposto una pregiudiziale contro Lafontaine (che abbandonò il governo socialdemocratico quando era vicepresidente del consiglio e ministro delle finanze denunciando l’ispirazione neoliberista di quel governo alla fine degli anni 90) e contro la PDS, covo di ex agenti della Stasi. Insomma, il grumo di ex dirigenti della SED e degli estremisti (massimalisti diceva la Repubblica ai tempi delle dimissioni di Lafontaine) che appartengono al GUE nel parlamento europeo, che hanno un programma radicalissimo, improvvisamente diventano una sinistra così ragionevole da proporre in Germania l’ulivo di Prodi (che a sua volta, bisognerà pur ricordarlo si è sempre detto vicino alla CDU di Kohl).
Evviva, evviva. Tutte le strade portano a Roma e all’ulivo!
Che schifo!
Ma passiamo, visto che il Corriere della Sera è, seppur in tono minore, analogo a Repubblica, al Manifesto.
Qui siamo in prima pagina con un pensoso editoriale di Luciana Castellina dall’emblematico titolo: “la lezione tedesca”.
Castellina sostanzialmente dice (e chiunque può controllare leggendo il suo articolo sul Manifesto di oggi) che ciò che non è riuscito in Italia con l’Arcobaleno è riuscito in Germania dove le condizioni in teoria avrebbero dovuto essere ben più difficili. Gli eredi della SED e la sinistra della SPD e di un sindacato “fortemente anticomunista” in teoria avrebbero dovuto essere ben più distanti delle forze italiane quasi tutte provenienti dal PCI.
Ma come è stato possibile questo mirabile miracolo?
Semplice! Loro hanno saputo mettere al centro i problemi sociali del lavoro dipendente e costruire una cultura comune attraverso la fondazione culturale Rosa Luxemburg. E hanno saputo mescolare, pur fra qualche fisiologico problema, “vecchi quadri sindacali, giovanissimi no-global e anziani abitanti della Repubblica democratica tedesca.
Per carità, dico io, dettagli come il fatto che Lafontaine sia uscito dal governo e dalla SPD su posizioni nettamente anticapitalistiche, che la SPD stia al governo insieme alla CDU, che la Linke abbia posizioni chiare e nette e che nulla conceda all’idea che la prospettiva del governo vale bene l’annacquamento delle proprie posizioni, che la PDS abbia resistito anni e anni nel più totale isolamento e che in Germania si voti col proporzionale, sono per l’appunto solo dettagli. E’ certo che il risultato è dovuto ai convegni della Fondazione Rosa Luxemburg (che io amo molto ma che so, al contrario dei lettori della Castellina, essere come tutte le altre fondazioni politiche il luogo dei finanziamenti pubblici ai partiti) e all’abilità di mettere nello shaker vecchi e giovani, sindacalisti e no global e abitanti dell’est e dell’ovest.
E’ vero. In teoria PRC, Pdci, Sinistra democratica venivano tutte dal PCI (e potrei aggiungere: in gran parte da Rifondazione).
Sarà un dettaglio insignificante che Sinistra Democratica non è, a suo dire, una forza anticapitalista? Che la sua collocazione è nel partito Socialista Europeo insieme alla SPD? Che è uscita dai DS per motivi nominalistici dopo aver condiviso tutta la politica liberista dei DS? Sarà un dettaglio la meravigliosa esperienza del governo Prodi e più in generale l’idea stessa che il governo era l’obiettivo fondamentale e irrinunciabile per almeno tre quarti della Sinistra Arcobaleno? Sarà un dettaglio che la nostra storia è costellata di scissioni velenose, alle quali Castellina ha autorevolmente contribuito guidando la scissione da Rifondazione dei Comunisti Unitari (sic) per deglutire il rospo Dini, sempre consumatesi sul governo?
Ma si. Son tutti dettagli. In politica, di questi tempi, contano le suggestioni e i paragoni fra cose incompatibili.
Evviva. Evviva. Tutte le strade portano alla sinistra unita senza aggettivi e a guidare il carro sono i campioni delle varie scissioni, che di unità loro si che se ne intendono!
Sul Manifesto, poi, c’è anche un articolo dal titolo significativo: “Felice la nostra frammentata sinistra. “Bravi compagni” ma qui si resta divisi”. In realtà è un pastone di dichiarazioni di esponenti del PRC, del Pdci, di Sinistra e Libertà, di Sinistra Critica, del Partito Comunista dei Lavoratori, e della Fiom.
Eh già! Siamo divisi! Leggi e rileggi e troverai che il tema della divisione è il governo e la prospettiva del tanto sospirato, da alcuni, accordo col PD. A parte la saggia e corretta dichiarazione di Ferrero che parla della verificata possibilità che dalla crisi si possa uscire a sinistra vanno segnalate le dichiarazioni di Gennaro Migliore il quale sostiene che la lezione tedesca consiste nella necessaria accelerazione nella formazione di un vero soggetto della sinistra. Io, per esempio, penso che un vero soggetto della sinistra debba essere anticapitalista e, solo per dirne una, contro la NATO. Ma forse Milgiore, che ha dimostrato di essere molto ma molto più moderno di me, pensa che ciò che rende vero un soggetto di sinistra sia il sorvolare sul capitalismo e sulla NATO e soprattutto il non essere (più?) comunista.
Infine c’è Liberazione che in questo, come in altri casi, dimostra di essere un giornale che informa.
Pensate! Ha avuto l’idea di intervistare Lothar Bisky. Sarà perché, al contrario di Repubblica, Corriere e Manifesto, deve essere a corto di commentatori ed interpreti italiani dei fatti tedeschi.
Ma sentite cosa dice Bisky sulla possibilità che nei tre Lander ci siano accordi di governo con la SPD: “… sicuramente in almeno due dei tre Lander potrebbero esserci i numeri. Ma quello che noi guardiamo non è il governo in quanto tale, ma se c’è o meno la possibilità di cambiare indirizzo alle politiche neoliberiste, portate avanti anche dalla SPD. Non vale la pena di stare al governo per continuare con politiche neoliberiste. Continueremo a stare all’opposizione. A volte si possono ottenere risultati anche da un’opposizione forte e coerente”.
Certo che intervistare un esponente di primissimo piano della Linke per sentire se per caso aveva qualcosa da dire sul risultato della Linke è proprio la dimostrazione che Liberazione è un giornale provinciale!
Imperdonabile!

Continua..

Festa di liberazione - 4/5/6 Settembre

Giù le mani dalla INNSE!!

Quanto segue è un rapporto di quanto avvenuto in questi giorni alla Innse Presse di Lambrate e del processo di mobilitazione in corso da parte degli operai in lotta.

Alle 8 di domenica 2 agosto tredici camionette di polizia e carabinieri hanno dato inizio al processo di smantellamento produttivo della Innse di Milano. Da tempo il proprietario della fabbrica, Genta, portava avanti una politica di vendita a pezzi dello stabilimento, arrivando alla vendita delle sette macchine principali a privati, tre delle quali a un’azienda di Vicenza che ha fornito i 40 operai che la polizia ha introdotto nello stabilimento.

Negli ultimi anni Genta ha accumulato molti debiti, tanto da arrivare all’attenzione del Tribunale di Milano che, attraverso una sentenza, ha accordato a Genta la possibilità di saldare parte dei propri debiti attraverso la vendita dei macchinari più importanti della fabbrica. Come scritto anche in precedenti articoli, l’Innse è una fabbrica che utilizza macchinari di estrema precisione, cosa che rende i suoi operai estremamente specializzati. Le macchine che Genta ha venduto all’industriale vicentino richiedono diversi giorni per essere smontate: la loro uscita dalla fabbrica ridurrebbe in modo decisivo la capacità produttiva della Innse rendendola chiusa nella pratica.

Le forze scese in campo per porre fine a questo straordinario esempio di resistenza operaia non sono più locali, ma fanno ormai riferimento al ministero degli Interni, che ha tutta l’intenzione di porre fine all’esistenza della Innse prima che arrivi l’autunno.

Domenica 2 agosto: dalle 8 alle 21

I carabinieri hanno scortato i quaranta operai all’interno dell’azienda poco prima delle 8 del mattino. Soltanto una settimana prima era stato approvato un ordine del giorno sia in Consiglio regionale che in quello provinciale in cui provincia e regione si impegnavano a trovare un acquirente privato che mantenesse la produzione lì. Il camper della Fiom è stato portato via con un carro attrezzi e gli operai fatti uscire dal presidio, ossia dal locale adiacente alla fabbrica che ospita anche le cucine. E’ necessario ricordare che il presidio, seppur adiacente, è fisicamente staccato dalla fabbrica e non è proprietà di Genta: soltanto qualche ora dopo avremmo saputo dell’occupazione del presidio da parte dei carabinieri su ordine del Prefetto per motivi di “ordine generale”.

La reazione degli operai della Innse e degli attivisti che storicamente seguono questa lotta è stata quella di mobilitare il maggior numero di attivisti ancora presenti in città.

Fin dal principio la polizia ha negato la possibilità di fare introdurre in fabbrica una delegazione degli operai che potesse controllare chi fossero questi operai che stavano smontando le macchine, in quale modo lo stessero facendo e se autorizzati a farlo. Stesso diniego è stato dato alla richiesta di poter tornare ad avere accesso al presidio, rigorosamente protetto dagli scudi dei carabinieri.

Il dispiegamento di forze dell’ordine è stato notevole: chiuse tutte le entrate della fabbrica, chiusa via Rubattino, chiusa completamente anche l’uscita della Tangenziale con tutti gli agenti in tenuta antisommossa.

Verso le 13 un nucleo di attivisti e di operai ha improvvisato l’occupazione della Tangenziale che, per gli esigui rapporti di forza, si è trasformata nell’occupazione della rampa d’accesso, nonostante questo le forze dell’ordine, ancora una volta, hanno usato i manganelli. E’ bene considerare che, durante la giornata di domenica, la presenza davanti ai cancelli della fabbrica ha oscillato da un minimo di 50 a un massimo di poco più di 100 persone. La cosa si è svolta senza particolari incidenti ma al termine ha posto la questione di quale strategia mettere in campo per affrontare la situazione.

Lungo il pomeriggio si è fatta strada la proposta di chiedere una tregua di 10 ore allo smontaggio dei macchinari durante i quali poter avviare una trattativa con la regione che dimostrasse la possibilità trovare un acquirente privato, compreso quell’acquirente bresciano che la regione Lombardia non giudica un acquirente credibile (la Ormis). Mentre si faceva strada la trattativa con i funzionari di Polizia perché instradassero la richiesta in questura sono cominciati ad affluire al presidio Maria Sciancati (segretaria provinciale Fiom), Giorgio Cremashi (segreteria nazionale Fiom) e Paolo Ferrero (segretario nazionale Prc).

Alla fine della giornata è stata ottenuta la tregua allo smontaggio con l’apertura di un tavolo per il lunedì mattina che avrebbe fatto il punto della situazione. La giornata si è conclusa con lo scontro verbale tra i lavoratori della Innse e i carabinieri per la tenuta notturna del presidio: la Questura non voleva gli operai di notte all’interno del presidio e gli operai stessi facevano notare che l’occupazione poliziesca del presidio e delle cucine era un atto simbolico che nulla aveva a che fare con lo smontaggio delle macchine ma solo con la volontà di colpire politicamente la lotta.

Alla fine, dopo una trattativa a quattro (Giudici, Cremaschi, Sciancati con la Prefettura) si è ottenuta la presenza operaia nel presidio durante la notte.

I carabinieri hanno mandato via gli operai alle 3,30 del mattino senza troppi complimenti.

Il tavolo di trattativa

Domenica sera la Fiom aveva sciolto il presidio fino all’indomani dichiarando che avrebbero fatto tornare Formigoni (Presidente regione Lombardia) sui propri passi. Formigoni aveva smentito l’odg approvato all’unanimità in Consiglio regionale dichiarando l’assenza di compratori credibili per la Innse. La “strategia” era quindi quella di aprire un tavolo con la regione per bloccare lo smontaggio delle macchine e prendere tempo fino alla fine di agosto.

Di fatto non c’è stata nessuna trattativa e Formigoni non si è presentato al Pirellone.

Dal punto di vista del tavolo di trattative la situazione è duplice: da una parte la Prefettura ha autorizzato lo smontaggio dei macchinari su ordinanza del giudice e questo permette alla polizia di “eseguire gli ordini” con la forza. Praticamente tutte le discussioni del lunedì mattina tra gli operai della Innse e i funzionari di polizia si arenavano rispetto al fatto che l’unica possibilità per fermare gli smontaggi fosse un intervento politico istituzionale. Dall’altra Genta ha accumulato una serie di debiti verso la Aedes, l’azienda di costruzioni proprietaria del terreno che ha avviato un processo di costruzioni residenziali su tutta l’area. La sentenza del giudice, che arriverà solo nel tardo pomeriggio di lunedì, sarà comunque inequivocabile: le controparti hanno a disposizione dieci giorni per trovare una soluzione ma non si possono sequestrare cautelativamente i macchinari da smontare per far fronte ai debiti di Genta nei confronti della Aedes.

Rimane quindi un’unica sentenza in esecuzione: quella che ordina lo smontaggio dei macchinari e la loro vendita per far fronte ai debiti del padrone della Innse.

La strategia della direzione della Fiom è quella di costringere la regione a riaprire la trattativa sulla base della possibilità che esista un compratore per la Innse.

Hanno organizzato un presidio con una delegazione di operai Innse per essere ricevuti da Formigoni: delegazione che però è stata rimbalzata da funzionario in funzionario fino all’essere ricevuta dall’assessore all’Istruzione perché “gli altri assessori sono tutti in ferie”. La realtà è ben diversa: la giunta Formigoni non vuole avere troppo la patata bollente per le mani e vuole scaricarla al suo reale committente, il Ministero dell’Interno.

Maroni vuole sconfiggere politicamente e fisicamente la lotta della Innse prima che arrivi l’autunno: l’obiettivo è quello di dare una dimostrazione di forza alle future lotte operaie e scardinare l’esempio della lotta della Innse.

Lunedì 3 agosto: dalle 9 alle 21.30

Tornati dall’infruttuosa trattativa in regione, verso le 13 la Sciancati e Cremaschi hanno tenuto una conferenza stampa davanti alla fabbrica in cui hanno denunciato il “G8 di via Rubattino” e la necessità di riaprire una trattativa con la regione “perché Formigoni deve prendersi le sue responsabilità”. Hanno spiegato come nel pomeriggio sarebbe arrivato Rinaldini e come, con le parole della Sciancati, “la lotta della Innse ci insegna che si può provare a resistere alle chiusure e ai licenziamenti”. Hanno dichiarato che ci saranno due ore di sciopero a livello nazionale (martedì 4 agosto dalle 15 alle 17) la continuazione del presidio perché, nelle parole di Cremaschi, “non possiamo impedire agli operai dentro di non smontare le macchine ma possiamo impedire di portarle fuori”. Cremaschi ha concluso dicendo che questa lotta deve essere un monito “per l’autunno che verrà”.

Alle 18.30 la delegazione della Fiom è stata ricevuta in Prefettura per l’ennesima trattiva infruttuosa, in quanto non è formalmente nei poteri del prefetto fermare la sentenza giudiziaria che permette lo smontaggio delle macchine.

Il presidio è stato riconvocato per il martedì mattina dove sembra che ci sarà una nuova trattativa.

La giornata si è conclusa con la convocazione da parte della Fiom di uno sciopero di due ore in tutte le aziende metalmeccaniche.

Il 4 agosto

La giornata del quattro agosto è stata segnata da un blitz di quattro operai e di un funzionario della Fiom che come atto estremo sono riusciti a sfuggire dalle maglie dello schieramento militare della questura e salire su una gru all’interno della fabbrica. Questo atto, che non è solo disperazione ma è soprattutto determinazione, ha definitivamente dato alla vertenza una rilevanza nazionale ed ha prodotto lo stop dello smontaggio delle macchine, una tregua di tre giorni e la riapertura del tavolo di trattative.

L’atto estremo degli operai è determinato in primo luogo dalla evidente debolezza mostrata dal sindacato nell’affrontare questa vertenza che dura ormai da oltre quattordici mesi.

Il ministero degli interni vuole chiudere la facenda prima che riaprano le fabbriche a settembre. La Innse continua a rappresentare un esempio troppo pericoloso per quelle centinaia di fabbriche che rischiano la chiusura. Sempre di piu la difesa della Innse aquisisce un significato decisivo per chi vuole opporsi ai licenziamenti di massa.

Per questo motivo facciamo appello a tutti di partecipare e sostenere la lotta degli operai dalla Innse.

Continua..

Partito e migranti, diritti civili o diritti sociali? Parliamone!

Carlo del circolo bianchini.

cari compagni, colgo l’occasione, di quello che è successo al direttivo ultimo scorso della Bianchini, per invitare tutti i compagni non solo del circolo ma se è possibile, di tutto il partito ad aprire un dibbattito, sulla questione  dei migranti, e sulla questione, se siamo diventati o meno, o vogliamo diventare di fatto, una specie di comunità di Sant’Egidio, con tutto il rispetto dovuto a questa emerita organizzazione, oppure siamo convinti di essere un partito, che pensa che il cambiamento e la trasformazione della società, deve avvenine sulla base delle contraddizioni reali e le dinamiche storiche, così come pensavano i nostri padri e maestri.

Questo problema non è  più rinviabile, a Roivigo in questi giorni, (con tutte le precisiazioni fatte anche da Ferrero sull’ultimo post) è successo che un assessore di rifondazione comunista,(la compagna Giovanna Piveda) è stata coinvolta in un episodio che ha visto dare € 4000 a dei migranti che lasciavano l’italia, per la verità, è stato precisato che sono stati loro(emigranti) a chiederlo , ma il problema non cambia.

Io non ho una ricetta e penso che noi della Bianchini, siamo piccola cosa per affrontare un problema così grande , ci saremmo aspettati (dopo, i fatti degli operai inglesi contro italiani, dopo il famoso idraulico polacco, dopo la posizione di un sindacalista della FIOM , del triveneto, ed altri fatti non meno importanti) che la nostra classe dirigente, aprisse un dibattito serio, e non facesse come gli struzzi, che mettono la testa sotto la sabbia, per non vedere.

Anche se siamo piccoli (alla Bianchini) penso che abbiamo il dovere, ed anche le intelligenze, e la sensibilità che ci permette di affrontare lo stesso, questo problema.

Potremmo fare come abbiamo concordato verbalmente, con Luciano Canneva una inchiesta, magari affidando il compito a Christian ed  alla Paola Agostini  che hanno una sufficente, capacità di ricerca dato che sono molto scolarizzati, e a chi ci sta insieme a loro.

Questa inchiesta dovrebbe avere per oggetto “cosa pensano i ceti sociali che vogliamo rappresentare”, della questione immigrazione e come pensano che un partito comunista dovrebbe comportarsi, la commissione o i ricercatori dovrebbero recarsi a campione, a Begato a Sestri Ponente, a Cornigliano, Sampierdarena e comunque in quei quartieri operai che prima ci votavano e ci hanno voltato le spalle.

Bisogna anche interrogarsi, con una studio approfondito, e non in maniera ideologica sul probblema delle risorse, sul senso di comunità, e sullo stare assieme.

A proposito delle risorse,io provo a lanciare una provocazione, che è più una domanda che una risposta, così evitiamo ogni  equivoco, io penso, che noi pensiamo, in maniera teologica paroganando lo stato a dio, secondo alcuni dio può tutto e lo stato pure, penso che non sia così, penso che il problema delle risorse esiste, anche se so che tante risore sono spese male per esempio comprando armi e facendo la guerra, ma nello stato di cose in cui ci troviamo, per l’imminente non per il futuro, per ieri e oggi, possiamo negare che per  le case popolari (anche per colpa nostra che abbiamo appoggiato giunte che hanno venduto il patrimonio immobiliare) per asili nido e posti di lavoro a bassa scolarizzazione il problema esiste? lo so che bisognerebbe fare più asili eccc… ma adesso non ci sono.

Per qunto riguarda il senso di comunità (è sempre una domanda) possiamo immaginare, che una comunità dimensionata sulla propria quantità, può incontrare, difficoltà, a dare (in termini di sevizi) più di quanto è preparata a dare ad altri per solidarietà, senza urtare la sensibilità e gli interessi della propria comunità?, poniamo un esempio, una famiglia media, che abita vicino ad altre famiglie, che sono in difficoltà, può questa famiglia dare per solidarietà, alle famiglie bisognose più di quanto può dare senza mettere in pericolo, la propria famiglia? (è una domanda io non ho risposte), spero, che tanti di voi partecipano al dibbattito,che non è più rinviabile, lo strumento del dibbattito a distanza come diceva la Paoletta, nella mail sul direttivo anche se non può essere sostitutivo, del dibbattito tradizionale, va sfruttato e ci offre molte possibilità per il futuro, per esempio  le candidature, le regionali, eccc… potrebbe se usato bene diventare uno strumento molto democratico, permettendo a tutti di intervenire su questioni importanti, prevenendo, e facendo si che le decisioni le prendano in conclave, solo i nobili e ce li calino a miracol mostrare.

Partecipate in tanti a presto Carlo del circolo Bianchini (l’eretico).

Continua..

Chianciano è superato?

di Christian Febbraro

  

Con la Lista Comunista e Anticapitalista il nostro Partito si era prefissato un obbiettivo : il superamento del 4%. Non averlo raggiunto è sufficiente per dire che è stata una sconfitta, anche se non va trascurato il fatto che la Lista (PRC + PDCI) ottiene più voti in assoluto della SA (PRC+PDCI+SD+VERDI). Questo dimostra che in politica i voti non si sommano, per cui la discussione non va posta su di un piano politicista ed elettorale ma sul piano della proposta politica. Appena dopo il risultato elettorale, in maniera tanto tempestiva da far pensare a una certa premeditazione, si è aperta una discussione negli organismi dirigenti del Partito (prima in Direzione Nazionale e poi al CPN) che rischia di farci arretrare rispetto alla linea di “svolta a sinistra” intrapresa al congresso di Chianciano. Nella discussione è emersa la proposta del segretario Ferrero, sostenuto dal compagno Grassi e da una parte dell’ex mozione 3, di riaprire ancora una volta la discussione sulla costruzione di un nuovo contenitore, non si capisce bene in quale forma, che avrà come punto di partenza un’assemblea nazionale il prossimo Luglio. Dopo l’esperienza della SA e dopo il congresso di Chianciano questa discussione appare tanto surreale quanto dannosa. Dannosa sicuramente dal punto di vista politico perché ci fa arretrare rispetto alla linea del congresso che aveva ribadito la necessità di rilanciare l’autonomia del nostro partito con quella che abbiamo chiamato “svolta a sinistra”. Dannosa per il morale dei militanti che ancora una volta si trovano espropriati della possibilità di potersi esprimere, come per la SA ci troviamo infatti con un coordinamento già pronto e con un’assemblea nazionale già organizzata, è stupefacente notare come certi dirigenti dimentichino così velocemente quello che sostenevano meno di un anno fa al congresso. Ci viene detto che questa volta è diverso perché ci sarebbe il “paletto” dell’anticapitalismo, in pratica dovremmo accettare un nuovo arcobaleno solamente perché è un po più rosso. Il compagno Ferrero ha detto di voler unire da Ferrando al Partito Socialista di Nencini. Proprio quest’ultimo ha rifiutato la proposta dicendo di non voler avere niente a che fare con noi brutti comunisti. Il segretario dei Socialisti conferma, giustamente dal suo punto di vista, il loro anticomunismo, sbaglia invece Ferrero a fare appello all’unità con i socialisti anziché ribadire la nostra avversione nei confronti delle loro politiche liberiste il loro recente passato. La proposta di costruzione di questo nuovo polo della sinistra nasce, oltre che da una logica elettorale, da una analisi errata del ruolo di Sinistra e Libertà. Questa nuova formazione infatti nello scenario politico della sinistra ha il ruolo chiave di copertura a sinistra del PD con l’obbiettivo di drenarne la fuga di consensi a sinistra. Il tutto in un progetto di ricostruzione di un nuovo centrosinistra. SL ha un progetto che va nella direzione opposta alla nostra (ammesso che la nostra sia quella di Chianciano), se noi andiamo verso l’alternatività al PD, SL va verso la subalternità. Proporre l’aggregazione di queste forze comporta un annacquamento e una svolta moderata della nostra linea politica, potremo dire addio a Chianciano. Di fronte a uno scenario di questo tipo la discussione non deve essere su come aggregare forze diverse ma su come fare in modo che la nostra proposta politica prevalga sulle altre. Non c’è  dubbio che se il problema è aggregare  di tutto e di più per superare qualche sbarramento allora ha ragione Bertinotti che propone di fare un partito unico da Ferrando a Casini! Oggi come un anno fa, non è di nuovi contenitori che abbiamo bisogno ma di rilanciare Rifondazione facendola vivere e crescere nel conflitto come avevamo cominciato a fare. Bisogna ripartire quindi da Chianciano e dalla “svolta a sinistra”costruendo un’unità d’azione nelle lotte con tutte quelle forze che incontreremo sulla strada del conflitto, questa è l’unica unità possibile che può nascere dal basso. Al dibattito sul “polo di sinistra” si è aggiunta un’ulteriore discussione sugli equilibri interni al partito. Il CPN si è concluso con la proposta di “gestione unitaria” da applicare a partire dal prossimo CPN. Come FalceMartello (mozione 4 al congresso) abbiamo proposto un nostro documento, appoggiato anche dal compagno Veruggio, che sostiene la necessità di ripartire da Chianciano e difende la maggioranza che quel congresso ha sancito. Il nostro documento si oppone a quello di Grassi-Ferrero che propongono la costruzione del nuovo “polo” e la cooptazione in segreteria dei compagni della mozione 2 rimasti nel partito. In realtà la proposta unitaria nasconde il tentativo di allargare la base di consenso del segretario ricostruendo una maggioranza con gli ex “Vendoliani”. Ci opponiamo a questa prospettiva per due motivi, uno di metodo e uno di merito. Nel metodo perché speravamo che certe manovre burocratiche imposte ai militanti facessero parte del passato. Non si può accettare la disinvoltura con cui certi dirigenti stravolgono il risultato congressuale. Nel merito perché è evidente che una soluzione del genere determinerebbe una svolta moderata della nostra linea politica, basta pensare al fatto che i compagni della seconda mozione rappresentano, in gran parte, quel partito degli assessori che ci ha portati quasi all’estinzione. Non è un mistero che questi compagni erano i disaccordo con Vendola solo sui tempi della scissione, ma non di certo sul progetto generale di superamento del PRC . Durante la Direzione siamo stati oggetto di furiosi attacchi da parte di alcuni di questi compagni, la nostra colpa è stata quella di aver organizzato in maniera seria la campagna elettorale di Domenico Loffredo, compagno operaio della Fiat di Pomigliano d’Arco candidato nella circoscrizione sud. Secondo loro il buon risultato di Loffredo (8000 preferenze) avrebbe infatti danneggiato qualche “autorevole” capolista. Siamo al paradosso! Sarebbero questi i compagni con cui Grassi e Ferrero vorrebbero fare una nuova maggioranza? Sarebbero loro il futuro del nostro partito? Nel caso in cui ciò si verificasse è evidente che chi, come noi, difende le scelte fatte a Chianciano non sarà disponibile a sostenere la nuova segreteria, non per avversità nei confronti dei compagni della seconda mozione ma perché riteniamo errato sacrificare una linea politica per preservare un posto in segreteria.

Continua..

Tra Pd e mondo degli affari un intreccio indissolubile.

di Christian Febbraro

Oggi viviamo una crisi economica strutturale che colpisce indiscriminatamente diversi settori della società, non è la crisi di questa o quella azienda ma dell`intero sistema capitalistico. Come in passato dopo ogni crisi il capitalismo tenta di ristrutturarsi sulla pelle di milioni di lavoratori. Uscirne a sinistra vuol dire impedire che la ristrutturazione la paghino i lavoratori, vuol dire mettere in discussione il capitalismo e gettare le basi per il suo superamento. Questo deve essere al centro della proposta della lista Comunista e Anticapitalista e deve essere al centro nella scelta delle alleanze, essere alternativi al neoliberismo ed essere anticapitalisti vuol dire essere alternativi a quei partiti politici che sposano la causa della difesa del capitalismo. Riporto di seguito un`intervista, tratta da FalceMartello n 217, a Matteo Gaddi (responsabile del “Progetto nord” di Rifondazione comunista), credo  possa essere una buona base di partenza per una seria analisi della natura di classe del Partito Democratico.

“Il Pd del nord non è contiguo al mondo degli affari, il Pd al nord è il mondo degli affari. Di quelli più seri, più strategici e quindi anche più pericolosi.”

Questa è la valutazione di Matteo Gaddi, responsabile del “Progetto nord” di Rifondazione comunista, di cui di seguito riportiamo un’ampia intervista. Gaddi è fra gli autori del volume Osservazioni e analisi sulla Lombardia, curato dall’Associazione Punto Rosso


Non solo uno scimmiottamento della Lega o di Formigoni, quindi?

No, si tratta di un preciso modello di sviluppo, centrato su un determinato orientamento delle multiutilities, sull’intervento nei settori strategici quali energia, trasporti, telecomunicazioni, con forte presenza privata, e su quella che chiamiamo messa a valore del territorio; un’ipotesi strategica maturata in alcuni settori del Pd e che trova il principale referente nell’ex ministro Bersani.

Quindi non è un’invenzione di Chiamparino per mettere assieme qualche sindaco e pesare di più, ma è un’operazione politica che vede nell’intreccio, anzi nella piena adesione e sovrapposizione al mondo degli affari la sua ragion d’essere.

Citiamo le operazioni più significative: processo di aggregazione e privatizzazione delle utilities (energia, gas, acqua, rifiuti, ecc.); alcuni assi di trasporto quali la Tav o il passante di Bologna, la questione formazione…

Quello delle multiutilities è il settore più gravido di conseguenze e più interessante come fronte di lavoro politico. Si noti che il primo processo di aggregazione di ex municipalizzate che ha condotto alla costituzione di una multiutility di scala regionale, quotata in Borsa e con una presenza molto significativa dei privati è avvenuto in Emilia Romagna con la nascita di Hera, cominciata a Bologna nel 1998 con la fusione di Seabo e Acoser (Bologna) e che poi si espande con Meta (Modena), con Ferrara e i comuni romagnoli. In Hera i soci pubblici sono 164 e questa frammentazione implica uno scarso potere di controllo e di indirizzo dei comuni, tanto che presentando il bilancio 2007 l’amministratore delegato dichiara che il modello Hera può funzionare perché i soci pubblici hanno di fatto rinunciato alla gestione diretta, delegandola agli organismi societari.

Iride invece nasce dalla fusione di Aem Torino e Amga Genova, comprende meno servizi rispetto ad Hera, ha una forte centratura sull’energia, ma attraverso un sistema di partecipazioni societarie sta dentro a Smat che a sua volta è nella Società acque potabili (Sap) e sta cercando di espandersi in altre aree del paese prive di società di servizi pubbliche e quindi costrette a ricorrere alla messa in gara, come la Sicilia. Sap, quindi Iride, si è aggiudicata la gestione del servizio idrico integrato dell’Ato di Palermo.

Tra Iride ed Hera c’è Enìa, più piccola, anch’essa con forte presenza privata attorno al 40 per cento e con forti intrecci societari con altre aziende del settore.


Che assetto ha la proprietà di queste aziende?

Il flottante sta attorno al 30-40 per cento, poi ci sono i cosiddetti investitori istituzionali, banche come Intesa San Paolo, fondi come Amber Capital, uffici amministrativi a New York e sede fiscale alle Isole Cayman, che partecipa sia a Iride che a Enìa.

Iride vuol dire Torino-Genova, ossia Chiamparino-Vincenzi, e quindi Pd; Enìa è Parma, Piacenza e Reggio Emilia: ancora Pd, tranne il sindaco di Parma. Hera è tutto Pd.

Il quarto soggetto è A2A, che nasce da Aem Milano e Asm Brescia, che ora sono amministrate dal centrodestra, anche se il processo vide l’avvio sotto l’impulso del Comune di Brescia quando era amministrato dal centrosinistra con Corsini.

L’intreccio col privato è fortissimo, in Asm e quindi in A2A è presente fra gli altri la finanziaria Carlo Tassara Spa del finanziere Zalesky, mentre in Asm Brescia già nel 2002 era entrata Fingruppo legata al gruppo Hopa, Gnutti e i “furbetti”.

Quella che chiamavano “la bicamerale della finanza italiana”…

Esatto. Questo dà il senso del carattere predatorio e assistito del capitalismo. Oggi il capitale, soprattutto quello finanziario, si riorganizza prevalentemente nei cosiddetti mercati sicuri: acqua, gas, energia, rifiuti, servizi, autostrade…

Pd del nord e banche. Alle primarie dell’Unione i banchieri fecero la fila per votare…

Anche qui vedi il ruolo del centrosinistra, questa riorganizzazione del settore bancario con la cosiddetta privatizzazione parte con una legge del 1990 che porta il nome di Amato e si conclude nel 1999 con una legge che porta il nome di Ciampi. In sostanza: privatizzazione delle banche e distinzione tra fondazioni e istituti bancari, ammantando di un’immagine filantropica quelle fondazioni che in realtà costituiscono uno dei principali azionisti degli istituti bancari. Sui territori le fondazioni gestiscono risorse ingentissime, spesso superiori al bilancio del welfare dei singoli comuni, e costruiscono reti di consenso molto forti attraverso il finanziamento al volontariato, spesso gestito con una contrattazione diretta fra associazioni e ente pubblico. In tutto questo il Pd c’è dentro appieno.


Il concetto della sussidiarietà, che su fonda sul principio che lo Stato si debba ritrarre il più possibile dalla gestione dei servizi, della formazione, ecc., può essere considerato la base ideologica di questi processi? L’intergruppo parlamentare per la sussidiarietà vede la presenza in prima fila di Bersani e Letta in uno schieramento trasversale ai poli. Come si inserisce una struttura quale la Compagnia delle Opere in tutto questo? E quanto influisce la CdO nel Pd del nord e nei suoi gruppi dirigenti?

In una prima fase, parliamo ancora del Pds, ci fu una reazione anche abbastanza sincera di contrarietà rispetto a quanto si andava costruendo, in particolare rispetto alla Legge regionale 31 del 1997, che ha dato origine alla demolizione del sistema sanitario pubblico attraverso il cosiddetto accreditamento, ossia il riconoscimento del diritto del privato ad operare in base a determinati standard. Un minuto dopo, però, i gruppi dirigenti del Pds e poi del Pd hanno subìto la pressione degli organismi collaterali, cooperative e imprese sociali per prime, che hanno pensato di non lasciare solo alla Compagnia delle Opere la gestione di questo mercato molto redditizio.

Peraltro nella CdO ci sono personaggi di origine Pci, quali Ferlini. O sul piano istituzionale si pensi Borghini, ex capofila dei “miglioristi” nel Pci milanese, il quale entrò anche in giunta con Formigoni.

Hanno pensato che ormai il sistema si era imposto e non si trattava più di contrapporgli un altro modello, ma di starci dentro e prendere il massimo, o perlomeno concertare. Le domande di esternalizzazione dei servizi ormai arrivano sia dalle imprese della CdO che da quelle di Legacoop. Sarebbe interessante mappare quali servizi alla persona sono ancora gestiti dal pubblico e quali sono esternalizzati, ci sono interi comuni che non hanno uno straccio di servizio gestito direttamente: l’asilo nido alla cooperativa x, l’assistenza anziani all’impresa y…


Come si articolano in questo quadro parole d’ordine quali proprietà pubblica e controllo pubblico?

Qui parliamo di settori industriali strategici. Penso che a Rifondazione in questi anni sia mancata una attenzione adeguata alle cosiddette politiche industriali. Telecom, energia, industria chimica, traporti, sono settori che tengono assieme più elementi, rispetto ai quali vi sono margini per costruire alleanze sociali ampie.

È decisivo capire che controllo pubblico e proprietà pubblica vanno tenuti assieme, l’uno non va senza l’altro. Ci possono essere aziende pubbliche che in assenza di programmazione, controllo e verifica democratica si muovono come un privato. Oppure possiamo avere programmi pubblici bellissimi, ma che lasciati all’attuazione del mercato portano ai risultati contrari. Il problema non sono i “gelati di Stato”, ma credo che settori essenziali quali chimica, energia, trasporti, telecomunicazioni e tutte le utilities e i servizi ambientali debbano essere soggetti a proprietà interamente pubblica.

Proprietà e controllo pubblico come punto di congiunzione fra diritti sociali, diritti dei lavoratori e battaglia ambientale?

Assolutamente sì. Avendo l’accortezza di saper risalire dalla singola battaglia a questa prospettiva. Partire da tariffe, servizi, lavoro, ambiente per costruire un’idea di pubblico che realizzi questi diritti fondamentali.

Continua..

Brigate di solidarietà per l`Abruzzo.

Rifondazione Comunista ha organizzato le
Brigate di Solidarietà Attiva con le popolazioni colpite dal terremoto.

Situazione.

Il PRC ha “adottato” il paese di Tempera, a 7 km da l’Aquila, lì è stato organizzato un campo con due cucine che ad oggi già serve 750 persone e arriverà a 1000 entro breve.
Il Partito ha anche reperito 230 posti letto al momento.

Altri compagni dal resto d’Italia sono partiti con soldi in contanti (per comprare generi di prima necessità nel luogo più vicino disponibile) e furgoni pieni di prodotti.

Attenzione a non accavallare troppo le richieste. Ricordate che l’emergenza durerà ancora a lungo.
I compagni di Pescara compilano gli elenchi delle disponibilità in modo da razionalizzare il tutto, contattate sempre loro prima di muovervi.

Contatti in loco (per quelli dalle vostre parti c’è una sezione in continuo aggiornamento poco sotto).

La Federazione Prc di Pescara (via F. Tedesco, 8) funzionerà come centro di raccolta materiali e di accoglienza per gli evacuati.
Abbiamo attivato vari centri di raccolta per generi di prima necessità:
1) Pescara presso Circolo A. Gramsci in Piazza dei Grue 39 (tel 085/66788);
2) Chieti presso la Federazione PRC, via Maiella 76 (tel. 0871/401151);
3) Teramo presso la Federazione PRC, via della Cittadella 90 (tel. 0861/241511).
Chiunque volesse partecipare all’organizzazione dei soccorsi può chiamare:
1) Federazione Prc Pescara: 085.66788 (accoglienza evacuati);
2) Richi: 339.3255805 (generi di prima necessità come acqua, pasta, latte UHT, biscotti);
3) Marco Fars: 334.6976120;
4) Francesco Piobbichi: 334.6883166 - piobbico@hotmail.com Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
5) Numero per chi volesse rendersi utile come volontario per i campi in allestimento: 085/66788;
6) Numero per chi è disponibile ad ospitare persone e famiglie sfollate: 085/61106.

Cosa serve.

tavoli e sedie, coperte, sacchi a pelo, asciugamani, biancheria, pigiami, tende, gazebo, vestiario soprattutto per i bambini, generi di prima necessità (acqua, latte UHT, pasta, riso, biscotti, zucchero, caffè, pelati, olio, scatolame vario, carta igienica, saponette, sapone da bucato, spazzolini, dentifricio, detersivo per piatti, disinfettanti, carta da cucina, cerotti, guanti, sacchi per la spazzatura, assorbenti, pannolini e pannoloni per neonati e per anziani, omogeneizzati, piatti e bicchieri di plastica etc…).


ATTENZIONE!

Facciamo un appello a tutti coloro che stanno partendo per portare il loro soccorso:  non partite senza aver prima chiamato i numeri messi a disposizione, venite attrezzati e soprattutto autosufficienti sia per quanto riguarda il vitto che l’alloggio.

Se volete invece mandare un contributo economico potete spedirlo a:

Conto Corrente Bancario
RIFONDAZIONE PER L’ABRUZZO
IBAN: IT32J0312703201CC0340001497

Campo di accoglienza della Brigata di Rifondazione: guarda le FOTO

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